Pilastro Tartuca

Nella sede della Società Castelsenio della Contrada della Tartuca, a Siena, un elemento architettonico ordinario, un pilastro si trasforma in racconto visivo grazie all’intervento pittorico dell’artista Carlo Pizzichini, realizzato su proposta dell’architetto Riccardo Butini.

Il pilastro si colloca davanti a due grandi campiture monocrome, una azzurra e una gialla,  realizzate alcuni anni fa dallo stesso Pizzichini. Queste due superfici, essenziali e luminose, costituiscono una sorta di orizzonte cromatico: due campi di energia pura, quasi due cieli paralleli che evocano i colori identitari della Contrada.

Dentro questo spazio di colore si innesta il pilastro dipinto, che appare come un notturno verticale.

Non è semplicemente un elemento decorativo: è un frammento di cielo che attraversa l’architettura.

Sul fondo scuro della colonna si accendono segni luminosi: piccole bandiere giallo-blu, strisce di luce, volute, tracce dinamiche, meteore e stelle filanti. Sono segni di festa, quasi frammenti di gioia che attraversano la notte senese. Il linguaggio pittorico di Pizzichini qui si fa leggero e musicale: i segni non descrivono, ma vibrano, come se fossero sospinti dal vento della festa contradaiola. Alla base del pilastro il cielo poggia simbolicamente sul carapace della tartaruga, immagine silenziosa e solida che rimanda al simbolo della Contrada. È come se la Tartuca stessa sostenesse questo cielo festoso. Salendo lungo la colonna, il movimento dei segni diventa sempre più libero, quasi ascensionale, fino a raggiungere la parte alta del pilastro dove, come una scritta luminosa nel cielo della città, appare il celebre ritornello dell’inno contradaiolo: “In alto Tartuca…” Qui la pittura diventa voce. Il pilastro non è più soltanto una struttura che regge l’edificio: diventa un canto verticale, una colonna di energia simbolica che collega terra e cielo, memoria e festa, appartenenza e immaginazione. In questo dialogo tra architettura, colore e identità contradaiola, l’intervento di Pizzichini riesce a trasformare un semplice elemento strutturale in un piccolo cosmo festivo, dove la notte di Siena si accende di segni, di luci e di orgoglio tartuchino. E così il pilastro, silenzioso sostegno della sala, diventa improvvisamente qualcosa di più: un frammento di cielo senese che canta.

Carlo Pizzichini

20 aprile 2026

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