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In una fase di disorientamento e di inquietudine quale attraversiamo oggi,
la ricerca di un giovane pittore attaccato ad un'antica e sobria etica contadina
e pellegrino curioso nel mondo moderno e sconvolto mi sembra emblematica e
dotata di una sua originale forza espressiva.
Non c'è più una periferia che si culla nel tradizionalismo e un'avanguardia
sospesa nel vuoto. Carlo, che è di Monticiano, vicino Siena, comincia con
quadri che traducono in scrittura frenetica, in registrazione di una ritmata
gestualità, l'esperienza di un mondo povero, arcaico, senza colore e senza
plasticità. Sembra che Pizzichini nei suoi giovanili inizi frantumi in
smozzicato fraseggiare quotidiano la preminenza del religioso, calcolato
linearismo della grande pittura senese.
ROBERTO BARZANTI
Un itinerario problematico ed in
evoluzione, nel quale entrano in conflitto tra loro e si corrono incontro
immagini di diversa provenienza, ma intrise di una soggettività dolce e pudica.
Persino il tragico quotidiano appare, in Pizzichini, una presenza lontana, quasi
dimenticata. Si consenta ora l'uso di una formula per riassumere risultati e
giovanili aspirazioni, che fanno in Pizzichini un vitale sodalizio: il
"crinale del diverbio". L'istinto si mescola alla ragione e la ragione
morde, con i suoi lampi freddi, il sogno del fanciullo.
ELISABETTA ERMINI
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Nella sostanza del proprio immaginario
indubbiamente Carlo Pizzichini è un lirico. Lirico perché il suo immaginare è
istintivamente evocativo, in un coinvolgimento di livelli che dal proprio
vissuto quotidiano entro quanto è per lui immediatezza di natura prima che
paesaggio, vanno a implicazioni psicologiche, di sentimenti, passioni, umori, e
a suggestioni culturali affettivamente partecipate più come occasioni
rivelatorie che come lezioni di stile.
Lirico e perciò istintivamente poetico, a suo modo passionalmente effusivo,
anche quando più decantata sembra la tensione, quasi una movenza di distacco.
ENRICO CRISPOLTI
La
pittura, per Carlo, non sarà mai referenziale, non si farà incatenare ad un
avverbio, ma sarà il cammino fra le cose e la loro infinita deriva. Forse in
questo senso Pizzichini parla di Cristianesimo sorgivo: nel senso di una
giocondità e anche di un prolungamento infinitivo a partire dalle cose, da
questo qui che preme col peso della sua presenza a un altrove sempre ulteriore e
sempre mobile. La forza che conduce il pittore è come la forza che, dice
Platone, afferra il poeta: furore poetico, mania, che lo spinge a procedere
senza più figure, verso l'inesprimibile.
RUGGERO SAVINIO
Pittore sensibile e lirico, con il suo
carattere, le sue maniere gentili e il suo animo artistico avvicina Siena a noi,
la Siena leggenda della pittura europea, in grado di produrre costantemente
artisti veri. Le nostre conversazioni, condotte nell'atmosfera degli incanti
veri dell'arte, della passione per la scoperta dei segreti della vocazione
professionale e della gioia della creazione lasciano in me la memoria di un
artista al quale si addice pienamente il proverbio italiano: "nella botte
piccola c'è il vino buono".
PROF. WLODZIMIER KUNZ
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È
proprio questo il mondo
di Carlo
Pizzichini, pittore aperto, che guarda al mondo estesamente, senza preconcetti,
le cui percezioni sono le fonti pittoriche. I quadri di Carlo Pizzichini si
governano con le proprie leggi, sono una registrazione del tutto personale,
unica nel suo genere.
IGNACY TRYBOWSKI
I
dipinti di Carlo Pizzichini
sono molto armoniosi, dimostrano un rapporto affettuoso con l'uomo e l'oggetto,
toccano cautamente il mondo, conservano cautamente i ricordi, sono la cura di
"bellezza" che impressiona. È l'opera d'arte intesa anche come
abbellimento di una vita nel senso di una stima di valori di ciò che circonda
l'uomo e di ciò che egli ha creato.
BEATRICE ROLLI ZINSSTAG
Ciò
che immediatamente colpisce in Carlo - e si avverte subito che da ciò è
sostanzialmente influenzato il suo modo di fare pittura - è l'autenticità
della sua energia e passione creativa e la pulizia, l'onestà intellettuale del
suo agire: una purezza cui non è estraneo il mondo contadino dal quale proviene
e che lo imprime di valori antichi e assoluti che, per la loro quasi completa
estinzione riacquistano il sapore se non della novità assoluta, certo della
riscoperta. La spiritualità, la natura, il sacro, un mistico interesse verso
tutto ciò che trattiene umanità e verità profonde e riconduce il pensiero
alle fonti dell'Essere e del Creare, sembrano la costante sollecitazione del suo
agire pittorico.
CARLO NEPI
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Il
motivo formale delle opere di Pizzichini è in una trama, prossima alla
scrittura, che si stende come bordo sulla carta intelata a comprendere il testo:
la rete dei segni è lo sfondo e il tema.
La fugacità descrittiva e la tenuità delle figure delineate senza volume,
raccolte nel riquadro o fissate in un tocco breve di colore - una pietas alla
citazione - riferiscono un racconto quasi impersonale, stemperato dalla
discrezione.
Pure la "nuovissima esperienza" di Pizzichni tenta tirar fuori
dai ritmi della vita quell'individuale, a cui il singolo si aggrappa, come
elemento che dia senso a un'esistenza irripetibile e propria.
GIUSEPPE RIZZO
O miscuglio del mondo. Carlo Pizzichini:
un lirico, un'anima grandissima, un'anima ebbra di bellezza con una conoscenza
innata dei pericoli, anche e soprattutto della natura, un ottimista, perché non
può essere pessimista, un musicista della tela, che si orienta verso la luce
perché conosce il buio e lo teme.
Carlo Pizzichini, dunque, dipinge la sua anima, le sue emozioni, i suoi ricordi,
le implicazioni psicologiche in essi contenuti, il suo subconscio come la sua
coscienza, traduce tutto questo indicibile in colori, ritmi, linee musicali,
luce e buio: tutto con una certezza sonnambula. Guardando la sua pittura risulta
evidente la possibilità di un'intesa senza concetti.
Pizzichini si dedica all'ispirazione, il suo dipingere è spontaneo.
ALOIS BUCHEL
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